5/12/2020

Petroglifo

Il termine p viene utilizzato dagli studiosi di preistoria in senso piú restrittivo di quanto lascerebbe supporre la sua etimologia. I p sono incisioni eseguite su rocce situate all’aperto. Tale definizione esclude le incisioni collocate nelle grotte, per esempio quelle di Combarelles; le incisioni che adornano le lastre e i blocchi di ghiaione trovati negli insediamenti, come a Limeuil; e tutte quelle che ornano oggetti di arredo, placchette, ciottoli (per esempio i ciottoli incisi de la Colombière). Resta dunque la categoria delle incisioni eseguite sulle rocce all’aperto la tecnica artistica piú diffusa nello spazio e nel tempo.


Cronologia

Il problema della datazione delle incisioni rupestri non è scientificamente risolto. Non esiste alcun mezzo fisico o chimico per assegnare un’età a un’incisione, a una picchiettatura o a un’abrasione su pietra. Né la patina, né la slabbratura degli orli dell’incisione, né il profilo del solco forniscono i mezzi per una datazione esatta. Unica fonte per lo studio cronologico sono le rappresentazioni in se stesse. I soggetti trattati, le armi, gli utensili sono significativi per una certa epoca ampiamente definita: così per il bronzo, il ferro o l’aratro. Lo studio degli stili, delle tecniche, della frequenza di certi soggetti e l’analisi dei temi che si riferiscono allo stesso mito e dell’evoluzione delle figure, in relazione alla loro qualità pittorica, nonché l’esame dei segni simbolici, consente di definire tappe e momenti successivi di uno stesso complesso rupestre.

Resta da situare l’inizio e la fine di quest’arte nella scala temporale. Tavolta, ma assai raramente, si possono trovare nelle vicinanze testimonianze archeologiche, come insediamenti o utensili, ma la relazione tra le vestigia che provengono da strati archeologici e le incisioni situate sulle rocce resta aleatoria. L’unica possibilità è data dalla scoperta, in uno strato archeologico datato, di un oggetto ornato da una decorazione identic a quella della roccia.

Per questi motivi le suddivisioni archeologiche qui adottate sono assai elastiche. Comprendono tre momenti: l’Epipaleolitico e il Neolitico, precedenti l’avvento del metallo, poi l’età del bronzo e infine l’età del ferro. Classificazione grossolana, ma che ha il vantaggio di corrispondere a modificazioni sensibili nel campo dell’arte.

Il problema del Paleolitico superiore

Sono esistite incisioni rupestri all’aperto durante il Paleolitico superiore? La tecnica dell’incisione su parete, su blocco, su lamina, su ciottolo è stata assai praticata. L’incisione è certo, in quest’epoca, la modalità piú comune di espressione. Ma, curiosamente, non ci sono pervenute rocce esterne incise. Le opere all’aperto conosciute testimoniano che l’arte è stata praticata nelle grotte solo a un certo momento della preistoria. Tra queste opere esterne si hanno sculture ad alto e basso rilievo: Laussel, le Roc-de-Sers, Angles-surl’Anglin. Esistono incisioni all’aperto, in particolare nell’arte della zona mediterranea, ma sono collocate all’ingresso di ripari in roccia (le Figuier, Oulen), o sul frontone del portico della grotta (Romanelli). L’assenza di p nel Paleolitico superiore è probabilmente dovuta alla distruzione fisico-chimica. Quanto possediamo come scultura all’aperto è probabilmente solo una ridottissima parte di quanto dovette esistere. Le incisioni, piú fragili, sono scomparse. Si sono conservate soltanto nelle condizioni eccezionali di protezione che offrivano le grotte e i ripari sotto la roccia.

Epipaleolitico e Neolitico

Dopo l’ultimo periodo glaciale (Dryas III) si apre definitivamente l’era post-glaciale. Il mutamento climatico comporta una modificazione ecologica profonda. Significa l’improvviso comparire della foresta, la scomparsa della renna, e senza dubbio un piú importante consumo di cibo vegetale. Le prime società di villaggio che praticano l’allevamento e l’agricoltura si sviluppano nel Medio Oriente, e la loro nuova economia si diffonde attraverso l’Europa mediterranea e centrale.

Per circa 2500 anni, l’Europa ignora l’agricoltura, ma utilizza le risorse naturali e pratica abbastanza presto l’allevamento del bestiame. Le incisioni rupestri piú antiche sembrano datare a questo periodo preneolitico.

Norvegia settentrionale

Un gruppo di incisioni eseguite sulle pareti delle rocce venne scoperto all’inizio del secolo nei pressi di Nordland, Troms, Finmark. Poi le ricerche evidenziarono un notevole complesso di grandi animali incisi. La fauna rappresentata è esclusivamente selvaggia. Si tratta di renne, alci, balene, orsi, uccelli, pesci, trattati con stile naturalistico, ma sommario. Le rappresentazioni umane sono assai rare e molto schematiche; in certi insiemi compaiono segni, probabilmente vulve. I soggetti sono talvolta isolati (un orso o un alce da solo su una parete), ma esistono composizioni in cui grandi alci si dirigono in un senso, mentre animali piú piccoli vi si sovrappongono e li precedono.

Quest’arte ha indiscutibilmente punti in comune con l’arte paleolitica finale del settore franco-cantabrico. Gli animali sono trattati in stile naturalistico; la rarità delle rappresentazioni umane e la presenza di vulve, la ricerca di composizioni e l’assenza di scene sono comuni ad ambedue le arti. Studiosi come Brogger non hanno esitato a scorgervi la testimonianza della presenza di Maddaleniani che avrebbero seguito le renne nella loro migrazione verso nord. Le convergenze nel campo dell’arte incisa, di stile naturalistico, sono quanto mai probabili, e nulla prova materialmente l’esistenza di Maddaleniani nel nord. Le prime culture preistoriche della Norvegia sono quelle di Komsa e di Fosna, la cui industria nulla ha in comune con quella dei Maddaleniani.

Bacino parigino

Possono risalire a quest’epoca le origini del gruppo del bacino parigino. Le incisioni profonde che adornano le cavità o le crepe dei blocchi di grès della foresta di Fontainebleau sono state eseguite probabilmente in un’epoca compresa tra il Neolitico e l’età dei metalli, ma è possibile che le prime (tratti aggrovigliati, griglie, spine di pesce) siano opera di cacciatori dell’epoca postglaciale. Nella regione di Villeneuve-sur-Fère (Aisne), un insediamento al riparo, appartenente a un gruppo tardenoisiano, ci ha dato incisioni di questo tipo. Intorno le rocce sono ornate dai medesimi motivi. Inizialmente le rappresentazioni sono esclusivamente schematiche e geometriche ma in seguito vi compaiono raffigurazioni di armi e utensili dell’età dei metalli.

Neolitico – età del bronzo

Nel periodo successivo l’arte del p conosce una considerevole espansione. Le popolazioni delle Alpi, della Siberia, della Svezia, quelle del Magreb e del Sahara, le culture di livello economico equivalente nell’Africa del Sud, in Australia e nell’America settentrionale e meridionale testimoniano uno stesso mezzo di espressione artistica: l’incisione rupestre.

Quest’arte appare legata all’economia agricola e pastorale e rappresenta la vita nei campi, gli animali domestici, i lavori artigianali, la caccia. È una sorta di comune repertorio d’immagini, che esprime ideologie senza dubbio diverse. Ciascun gruppo si serve delle stesse immagini in associazioni disparate accompagnate talvolta da segni astratti il cui senso ci sfugge. L’uomo rappresenta se stesso impegnato in azioni quotidiane oppure in scene rituali.

Gruppo alpino

Due regioni sono celebri per le migliaia d’incisioni che ornano le rocce: il monte Bégo, presso Tenda, e la val Camonica, tra la Svizzera e l’Italia. Il monte Bégo comprende un insieme di alte vallate: val des Merveilles, val Fontanalba, val Valauretta. Le incisioni sono eseguite su pareti levigate dall’erosione glaciale dei blocchi di scisto. I soggetti principali sono le «cornature» in origine forse corna di animali, poi trasformate in zigzag, scale, cerchi, finendo per assumere un senso simbolico. Gli aratri tirati da due buoi e guidati dall’uomo sono trattati secondo una visione dall’alto ed appiattite. Le armi e gli utensili sono frequenti e la precisione dei dettagli consente di riconoscere i tipi di asce, pugnali, alabarde che compaiono sia in gruppo, sia isolati, sia branditi dall’uomo. Incisioni di quadrati, di rettangoli scompartiti, di scale, nonché di figure geometriche complesse sono state interpretate come paesaggi in lontananza, animati da fattorie e recinti per il bestiame. In realtà non si deve scorgere in quest’arte una riproduzione maldestra del paesaggio. Vi sono troppi dettagli non compresi, troppi segni, come i punti che regolarmente ritornano entro certi temi. C’è una sorta di gioco complicato di scacchiere che fa pensare a variazioni su un medesimo tema.

L’arte della val Camonica (Brescia) è piú recente di quella del monte Bégo e può datarsi verso l’inizio del iii millennio. Sulle rocce della valle si trovano oltre ventimila incisioni di soggetto assai vario che costituiscono un documento etnografico senza precedenti documentando le occupazioni di un popolo neolitico che praticava l’arte del metallo, e poi scambiava, con commercio regolare, i propri manufatti. La precisione delle incisioni consente di ricostituirne i modi di vita: l’allevamento di pecore, capre, bovini, pollame, maiali; l’artigianato del metallo e della tessitura; la fabbricazione di case, telai, trappole, idoli; i mezzi di trasporto (come i carri tirati da buoi, poi da cavalli, ed infine il cavallo da sella).

Le epoche di questo lungo periodo sono riconoscibili in base a differenze compositive, stilistiche ed iconografiche. I soggetti sono stati classificati in quattro periodi da Emanuele Anati. Nel primo i soggetti sono isolati e consistono soprattutto in armi e labirinti; le scene sono poche e le incisioni sottili. Il secondo periodo, con l’affermazione del culto solare, è caratterizzato dalla raffigurazione di numerosi ornati, e a volte di animali e armi, incisi con un tratto piú profondo. Il terzo periodo, risalente al ii millennio, è quello dei vasti insiemi: per lo piú composizioni simboliche e scene di vita quotidiana. Il quarto periodo è del tutto diverso. Le scene sono dinamiche, gli uomini si rappresentano con gli utensili in mano. Quest’ultimo periodo si conclude, verso il 500 a. C., con i primi segni alfabetiformi.

Il nord della Russia europea

Esistono due centri importanti d’arte rupestre: l’insieme dei p delle rive e delle isole del lago Onega, e quello delle rive del fiume Vyg, alla foce nel Mar Bianco. Nei due siti le incisioni sono situate sul bordo dell’acqua, su lastre e su promontori rocciosi. Sembra che i giacimenti archeologici dispersi attorno a questi centri appartengano al Neolitico medio nella zona del Mar Bianco e al Neolitico finale in quella del lago Onega, ma soprattutto nelle zona del lago Onega, incisioni dell’età del metallo sono sovrapposte a quelle del Neolitico.

Il gruppo del Mar Bianco presenta incisioni di stile realistico, animate da un senso del movimento assai piú sviluppato che nel gruppo del lago Onega. La tecnica, con picchiettaggio grossolano, praticato probabilmente con un utensile di pietra, è ordinaria, i contorni incisi non sono accurati; non si ha né senso prospettico né rilievo. I soggetti sono tratti dal mondo animale: orsi, cigni, volpi, renne, alci, pesci, cetacei. I personaggi umani sono mostrati in azione: sciatori, arcieri, cacciatori, pescatori. Sono chiaramente leggibili piccole scene, come la pesca in barca con l’ausilio di un arpione, o l’inseguimento della renna con gli sci. Nell’insieme gli umani sono rappresentati poco, e il loro profilo è curioso, un po’ caricaturale. Nelle composizioni svolgono un ruolo importante personaggi mitici o religiosi. I segni astratti sono numerosi: stelle, croci, tondi, triangoli, punti e impronte di piedi, mancano invece i segni solari presenti sulle rive del lago Onega.

In quest’ultimo sito, le raffigurazioni di uccelli sono molto piú numerose, ma si hanno pure renne, alci, pesci e lucertole. Gli umani sono incisi frontalmente o di profilo, e lo stile è misto, sia realistico, sia schematico. I segni astratti sono molto piú numerosi e complessi, e sono frequenti i soli. Le barche rappresentate hanno prue in forma di testa d’alce o di renna. Quest’arte presumibilmente esprime episodi mitologici o credenze religiose, poiché le composizioni rispondono a una gerarchia di figurazioni: in particolare le renne e gli alci svolgono un ruolo fondamentale tanto che, spesso, barche cariche di personaggi sono rappresentate sotto le loro zampe.

Scandinavia

Il gruppo norvegese principale intorno a Telemark e al Bardai, consiste di un insieme di p datati all’età del bronzo, talvolta sovrapposti alle raffigurazioni di grandi animali del periodo precedente. Lo stile naturalistico cede dinanzi a una curiosa convenzione pittorica che mostra gli animali in trasparenza. Il cuore e i visceri sono raffigurati sulle prime in modo riconoscibile, poi secondo semplici contorni. Nella regione di Trondheim, una roccia è ornata da oltre 600 incisioni con barche di diverso tipo, animali con segni simbolici e impronte di piedi, tondi sovrastati da piccole cupole. Il tema della processione di uomini mascherati è frequente in Svezia, ma ignorato in Norvegia.

A sud della Svezia, un gruppo di p molto importante data anch’esso all’età del bronzo e annuncia il periodo successivo. Barche, numerosi personaggi umani con o senz’armi, carri, simboli solari, impronte di piedi e animali stilizzati costituiscono un complesso inciso che ha affinità con quello di Oslo, risalente all’età del ferro.

Sahara

A sud di Orano, nel massiccio del Tassili e nel Fezzan, animali di specie scomparse sono incisi a tratto profondo, in un abile stile naturalistico. Elefanti, rinoceronti e soprattutto il Bubalus antiquus Duvernoy, la cui razza è estinta da millenni, costituiscono le prime incisioni rupestri di queste regioni. piú tardi, il bubalo scompare e viene rappresentato il bue domestico: in questa fase i personaggi umani non sono piú armati di asce di pietra ma di archi.

Quest’ultimo periodo, spesso chiamato «epoca bovidiana», ha lasciato nella maggior parte dei massicci sahariani, come a sud di Orano, nel sud del Marocco e in Mauritania, le testimonianze di un’arte notevole. Non soltanto con l’incisione, ma anche con la pittura i pastori hanno descritto le scene familiari, di pace o di guerra, in uno stile animato e dettagliato. Con il metodo del carbonio 14 si sono datati tra il 3550 e il 2450 a. C. alcuni insediamenti siti accanto a rocce incise ed è possibile che quest’arte sia proseguita fino all’avvento dei cavalieri, verso il 1200 a. C.

L’età del ferro

Nell’epoca successiva, vale a dire l’età del ferro, l’arte rupestre si continua a praticare spesso nei medesimi luoghi delle epoche precedenti, ma si manifestano mutamenti nei soggetti e nelle composizioni. In val Camonica, è questo il quarto periodo, ove le figure sono interamente picchiettate. Si sviluppano ora il culto del cervo e le scene di combattimento. Accanto a personaggi fantastici, demoni o maghi, guerrieri con elmo e scudo, lancia e spada sono ornati da piume. Compare l’eroe, personaggio piú grande e piú forte degli altri. Talvolta è ritto sul suo cavallo. Ciò indica una trasformazione profonda dell’ideologia camoniama, senza dubbio in seguito ai contatti con nuove popolazioni. In Norvegia, il gruppo situato intorno ad Oslo, è di gran lunga il piú ricco dei gruppi rupestri scandinavi. Numerose barche sono incise a tratto semplice; molte hanno prore a collo di cigno, talvolta sono doppie.

Vi sono attestati due periodi: nel piú antico sono incise barche, carri a due ruote, grandi figure animali che hanno un corrispettivo negli ornati dell’inizio dell’età del ferro (Hallstat A e B): nel secondo, fine dell’età del ferro (Hallstat C), compaiono il carro a quattro ruote, personaggi, cavalli e labirinti.

Anche nel Sahara il periodo dei carri a cavalli è prima fase dell’«era cavallina». Questo tipo di carro sarebbe stato introdotto dai Popoli del mare, che, respinti dagli Egiziani, si stabilirono in Libia. Se ne trova la raffigurazione sulle rocce libiche, ma è diffuso anche nel Tassili, nell’Hoggar e nell’Adrar degli Iforas. Nell’arte si verifica un mutamento profondo, caratterizzato dalla resa del movimento. I carri da guerra vengono rappresentati al galoppo volante, piú tardi si manifesta una tendenza verso la schematizzazione. La fase successiva è quella dei cavalieri coronati di piume, armati di scudi rotondi, coltelli e giavellotti. Con loro compaiono i primi caratteri libico-berberi. Lo stile di quest’epoca resta naturalistico, ma schematico. La tecnica è un picchiettamento fitto dell’intera superficie che è cinta da un’incisione profonda. I grandi animali sono scomparsi, salvo talvolta l’elefante. Campaiono i buoi domestici, ma piú raramente. Questa fauna si modifica solo di poco prima dell’introduzione del cammello: il bue si fa allora assai raro, e le specie sono quelle che attualmente vivono in tali regioni.

Conclusioni

I principali centri con p sono stati frequentati dagli artisti dal Neolitico all’età del ferro. Alle opere antiche si sovrappongono o piuttosto si integrano opere piú recenti. Sembra che la volontà di dissimulare le proprie opere sia elemento comune tra gli autori di p. Le zone prescelte hanno caratteri comuni: si tratta di valli alte, di difficile accesso, isolate, o di rocce dissimulate mediante mucchi di terra, o ancora di lastre sull’estrema riva del mare, o di pareti verticali sospese sui fiordi. Le tecniche impiegate non variano di molto. L’incisione, sottile e profonda, contorna il profilo, e spesso interviene un riempimento interno, sia mediante picchiettatura, sia mediante levigatura. Talvolta è picchiettato il tratto stesso. È possibile che alcune incisioni siano state dipinte, soprattutto in Scandinavia, ove sul fondo dei solchi sono stati trovati resti di pittura. I soggetti sono assai diversi da quelli dell’arte franco-cantabrica. La maggior parte dei complessi incisi comportano numerose scene di facile lettura, riprese essenzialmente dalla vita quotidiana: la caccia, la pesca, l’inseguimento, il combattimento, la pastorizia... Ma esistono oggetti figurativi, isolati o raggruppati, che sembrano possedere un senso piú ricco, e nascondere significati simbolici.
La comprensione di quest’arte pone problemi tali che soltanto uno studio sistematico dei soggetti, delle associazioni, delle composizioni potrebbe, forse, risolverli. Sotto forma
figurativa oppure geometrica, i p esprimono idee, credenze, miti, talvolta rappresentate in episodi la cui semplicità può rivelarsi ingannevole.